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martedì 20 dicembre 2011

Pietro Masturzo - LIBYA Shots Gallery, Bergamo fino al 28 gennaio 2012


Si è inaugurata il 3 dicembre 2011 alla Shots Gallery di Bergamo, LIBYA - una mostra tratta dal reportage realizzato da Pietro Masturzo durante la guerra contro il regime del Colonnello Gheddafi. Un estratto di 20 fotografie in bianco e nero raccontano i giorni di un paese in rivolta. 
“Ho deciso di andare in Libia per lo stesso motivo per cui ho scelto di fare il fotoreporter: essere testimone oltre che narratore, essere dentro a ciò che cerco di raccontare … una guerra non è solo un confronto militare ma è anche e soprattutto paura, per chi la vive e per chi la racconta.”

Oggi Muhammar Gheddafi, per tutti semplicemente il colonnello, non c'é più: il 20 ottobre scorso i ribelli l'hanno prima catturato e poi ucciso dopo una lenta agonia, mandata in mondo visione grazie alle riprese realizzate con alcuni telefonini dai sui stessi assassini. Con la morte del Raìs finisce non solo una guerra. Finisce l'epoca di uno dei più controversi dittatori del mondo. Ora toccherà al Consiglio nazionale di Transizione libico, che all'indomani della morte di Gheddafi ha proclamato ufficialmente la liberazione del paese, dare un futuro democratico alla loro terra. É l'epilogo di un capitolo cominciato il 15 febbraio scorso attraverso le prime insurrezioni popolari, sulla scia di quanto avvenuto in quasi tutto il mondo arabo, in particolare in Tunisia ed in Egitto. La protesta, partita con una serie dimostrazioni pacifiche, è nata dal desiderio di un radicale cambiamento politico contro il regime del colonnello, salito al potere il 1º settembre 1969 dopo un colpo di stato. In pochi giorni la battaglia si é diffusa in tutto il paese. Gheddafi ha risposto con l'azione militare, la situazione è degenerata in conflitto armato il 10 marzo con il successivo intervento della Nato. Il resto é cronaca degli ultimi giorni.
" Pietro Masturzo ancora giovanissimo, ha vinto il World Press Photo Award con l'immagine della donna iraniana che immersa nella distesa dei tetti di Teheran lancia nella notte incombente il suo richiamo alla rivolta. Come ogni vero fotoreporter, non poteva mancare in Libia, per testimoniare questa guerra strana e sporca, misto di ribellione popolare e scontro tra tribù, intervento NATO e regolamento di conti. Le sue foto esprimono le slabbrature e le opacità del conflitto quasi fisicamente, con la superficie dei volti spesso graffiata dai vetri spezzati dietro cui s'intravedono, i ribelli e i civili immersi in un'atmosfera sospesa, pose oblique e surreali, una guerra – come tutte le guerre – che è essenzialmente disfacimento e distruzione del vecchio, e solo vaga premessa di un nuovo che è la pace a dover definire e che per questo resta incognito. Individui e folle che animano un dramma che a tratti li sovrasta, come i ribelli colti mentre puntano fissi e quasi attoniti i loro mitra verso il cielo vuoto, o il minuscolo miliziano che sventola la sua bandiera, pressoché invisibile nella scacchiera gigantesca della facciata in cemento di un palazzo come se ne trovano solo sotto il sole abbagliante del Nord-Africa. Una guerra-caos la cui valenza positiva, l'abbattimento di un regime che ha oppresso e intorpidito il paese per più di quarant'anni, rischia di dissolversi nelle rivalità tra bande politico-militari. Nelle foto di Masturzo si percepisce la miscela di euforia e smarrimento dei libici, la difficoltà di costruire una struttura civile nel grande vuoto del deserto con il suo cuore di petrolio. Sullo sfondo del mare di Bengasi, indifferente sotto la frusta del vento della notte." Dal testo critico di Oliviero Bergamini.

Pietro Masturzo, classe 1980, napoletano. Dopo aver ottenuto la laurea in Relazioni internazionali presso l'Università L'Orientale di Napoli, Pietro si trasferisce a vivere a Roma per approfondire lo studio della fotografia. Dal 2007 ha iniziato a lavorare come fotografo professionista con diverse agenzie di fotogiornalismo, pubblicando i suoi lavori sulle più importanti testate giornalistiche italiane. La sua fotografia scattata in Iran il 24 giugno 2009 "Sui tetti di Teheran" è stato premiata con il World Press Photo of the Year 2009“ ed il 1° premio nella categoria People in the News. La foto raffigura l'inizio di qualcosa, l'inizio di una grande storia- commenta il presidente della giuria del World Press Photo 2009, Ayperi Karabuda Ecer e aggiunge nuove prospettive alle notizie che ci arrivano quotidianamente. È una foto che colpisce sia visivamente che emotivamente. Ha seguito per La Stampa la rivolta egiziana di Piazza Tahrir, in Aprile è partito per La Libia. Dal 2011 è membro dell'agenzia On Off Picture.

Testo critico Oliviero Bergamini

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Shots Gallery sas
di Raffaella Ferrari
Piazzetta del Santuario dell'addolorata 2/d,
Borgo Santa Caterina
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